Criptovalute, il Venezuela vuole usarle per comprare dalla Russia

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Il Venezuela sarebbe in trattative per acquistare ricambi di auto dalla Russia utilizzando il petro, la propria criptovaluta nazionale, recentemente lanciata – sostengono i più critici – per poter aggirare le sanzioni internazionali.

Insomma, stando a quanto sta emergendo, la Russia potrebbe effettivamente consentire al Venezuela di acquistare pezzi di ricambio da un produttore nazionale utilizzando la sua valuta digitale, in un’operazione evidentemente controversa, considerato che entrambi i Paesi sono attualmente soggetti a sanzioni statunitensi.

Secondo quanto riporta la stampa americana, in seguito a un incontro tra i rappresentanti dei governi venezuelano e russo, il ministro del commercio estero venezuelano José Vielma Mora avrebbe annunciato di aver discusso concretamente della possibilità di utilizzare la propria criptovaluta (sostenuta dal petrolio), il petro, per acquistare parti di veicoli dalla casa automobilistica russa Kamaz. La dichiarazione di Vielma, come poi riportato, aggiunge che i ricambi Kamaz sono già stati inviati in Venezuela per l’assemblaggio nei veicoli, e che questa pratica commerciale continuerà nell’ambito del nuovo accordo proposto.

Un altro articolo riferisce invece che i colloqui della Commissione mista Russia-Venezuela hanno anche riguardato la possibilità di utilizzare il petro per le transazioni internazionali, con i media occidentali che continuano a insistere sul fatto che la Russia abbia assistito il Venezuela nella creazione tecnologica del token.

Secondo Vielma, ancora, la Russia sarebbe interessata anche all’importazione di alcuni beni venezuelani, tra cui acciaio, alluminio, fiori, caffè, cacao, tessuti industriali e calzature. Inoltre, il ministro ha dichiarato che i due Paesi stanno prendendo in considerazione collaborazioni in una vasta gamma di settori, dall’estrazione mineraria alla difesa militare.

Al di là dell’aspetto legato al petro e alle quotazioni delle criptovalute nazionali, entrambi i Paesi sono attualmente soggetti alle sanzioni statunitensi, e lo stesso presidente venezuelano Nicolás Maduro ha ammesso pubblicamente che il nuovo progetto petro ha lo scopo di ridurre l’impatto di queste misure punitive sull’economia del suo Paese. Nell’annunciare la possibilità di un accordo per scambiare token Petro per parti di automobili, Vielma ha dichiarato che “il blocco economico degli Stati Uniti contro il Venezuela e altri Paesi mira a distorcere l’economia e inibire la crescita di quegli Stati”.

Dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che proibiva ai cittadini e ai residenti americani di possedere o usare il petro, l’exchange valutario virtuale Bitfinex ha rilasciato una dichiarazione affermando che non avrebbe offerto l’asset digitale ai suoi utenti.

Insomma, la vita del petro non sembra essere affatto facile, ma questa apertura della Russia, uno dei “pochi” partner rimasti al governo di Maduro, potrebbe effettivamente mantenere aperto uno spiraglio piuttosto importante nella sua effettiva fruizione. A questo punto non ci rimane che guardare ancora avanti: nei prossimi mesi è molto probabile che il petro possa fare parlare ancora molto di se, accompagnando il Venezuela nei faticosi tentativi di aggirare le sanzioni internazionali mediante un piano di azioni alternative che saranno probabilmente ancora osteggiate dall’opposizione e dai Paesi occidentali.

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